Politica

Mattarella non vuole il Governo del cambiamento.

27/05/2018

Mattarella non vuole il Governo del cambiamento. Sul colle si è consumata probabilmente una delle più brutte pagine della storia della Repubblica. Il clima politico si è fatto incandescente dopo l’annuncio di Fratelli d’Italia di mettere sotto accusa il presidente della Repubblica.

Il presidente incaricato è stato impeccabile, al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica, ha spiegato di aver rimesso il mandato e di aver profuso il massimo sforzo. Prima di salutare il Capo dello Stato ha ringraziato Salvini e Di Maio per averlo scelto.
Mattarella ha rimandato a casa il presidente incaricato Giuseppe Conte, motivando la decisione con la presenza nell’elenco dei ministri di Paolo Savona. Per lui c’era il rischio e l'incertezza della posizione nell’euro dell’economista sardo perché avrebbe potuto mettere in allarme gli investitori italiani e stranieri dopo aver investito in titoli e aziende.  

Paola Savona aveva spiegato attraverso una nota la sua pozione sulla vicenda.
“Non sono mai intervenuto in questi giorni nella scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione Europea e, in particolare, sul tema dell'euro – dice Savona - per il rispetto che porto alle Istituzioni. L’obiettivo è quello di creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l'affermarsi di consenso alla nascita di un'unione politica. Auspico anche l'attribuzione al Parlamento europeo di poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale". Parole che smentiscono in modo netto le voci diffuse ad arte in questi giorni da alcuni organi di stampa che dipingevano Savona come il nuovo rivoluzionario anti Europa.

Pesanti e puntuali sono arrivate immediatamente le dichiarazioni del leader del M5S Luigi Di Maio.
“Questa scelta del presidente Mattarella è incomprensibile - denuncia Di Maio - non possiamo stare a guardare, di fronte a tutto questo. Diciamoci che è inutile votare, tanto il governo lo decidono le lobby. Ci è stato impedito di dare vita al Governo del cambiamento. In Italia c'è un problema di democrazia – osserva Di Maio - non ci è stato permesso di fare il governo, eppure rappresentiamo circa il 60% dei voti, siamo i vincitori delle elezioni. Eravamo pronti a governare e ci è stato detto no. Sono molto arrabbiato. Il problema è che le agenzie di rating erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell'Economia? Allora diciamocelo chiaramente che è inutile andare a votare e che decidono sempre le solite lobby. È un livello di scontro istituzionale mai visto. E il punto non è Savona: il punto è di capire se l'Italia è sovrana o no. In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare – prosegue Luigi Di Maio - ma se hai criticato l'Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell'Economia in Italia. Ma non finisce qui”.

“Qualcuno ha detto no, ora al voto – urla Matteo Salvini - prima gli italiani, il loro diritto al lavoro, alla sicurezza e alla felicità. Abbiamo lavorato per settimane, giorno e notte, per far nascere un governo che difendesse gli interessi dei cittadini italiani. Ma qualcuno (su pressione di chi?) ci ha detto No. Mai più servi di nessuno, l’Italia non è una colonia – aggiunge Salvini - a questo punto, con l’onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi”.
Massimo D’Alema poche ore prima della decisione di Mattarella aveva spiegato che la bocciatura di Conte avrebbe accelerato il processo di smantellamento del Pd e di Fi, ha spiegato che questa decisione avrebbe portato alle prossime elezioni il M5S e la Lega all’80 %.

Le forze politiche, oltre alle ben note posizioni delle agenzie di rating e dei soliti poteri forti, non devono ancora letto bene i risultati elettorali delle elezioni regionali in Valle d’Aosta dove gli elettori hanno cancellato con un colpo di spugna il Pd e Fi.
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