Politica

Le liti interne e le risse nel M5S favoriscono solo chi governa.

27/02/2018

Le liti interne e le risse nel M5S favoriscono solo chi governa. Ad Oristano oltre alla mancanza di una classe politica capace, purtroppo latita anche nell’esperienza è nella lungimiranza, mentre abbonda come da tradizione nell’invidia. Le divisioni interne ai partiti ed ai movimenti politici hanno caratterizzato gli ultimi anni anche dell’amministrazione comunale, senza alcuna differenza tra opposizione e maggioranza.
E così al contrario di tutta l'Italia, gran parte dell’isola compresa, ad Oristano il M5S ha perso l’occasione favorevole per diventare forza di governo. 

Basta ricordare le liti e le divisioni che hanno accompagnato la formazione della lista e la scelta del candidato a sindaco. Scelte miopi che hanno ulteriormente agevolato i partiti tradizionali ritornati, anche se in parte, rigenerati, a guidare nuovamente la città. La scarsa partecipazione al voto on line e la carenza di iscritti hanno caratterizzato quella fase deleteria per il movimento. Quanto accaduto allora evidentemente non è servito a nulla, e oggi si ripete questa lite tra comari che non fa altro che favorire i tradizionali partiti e i soliti noti che molti elettori vorrebbero invece mandare a casa.

Quanto predicato e sperato dal leader Di Maio non è  stato evidentemente ancora recepito a livello locale. Lo dimostra l’uscita infelice chi di oggi siede a nome del M5S sui banchi del consiglio comunale. Invece di unire le parti e mettere da parte le divisioni e le polemiche, sortite dopo le candidature, getta ancora benzina nel fuoco mai sopito. L’infelice uscita della consigliera Cadau, a pochi giorni dalle elezioni politiche più importanti del dopo guerra, dimostra la pochezza politica di chi invece avrebbe dovuto avviare già da tempo una seria campagna elettorale. Quando ci si definisce unica referente istituzionale per Oristano del M5S, e si criticano le scelte del commissario, si fa solo il gioco del nemico, anche perché non ha mai ammesso una parte delle responsabilità di quanto accaduto. 

La consigliera Cadau ha detto pubblicamente e testualmente: “che non è stata garantita la democrazia interna e si sono scelti candidati in base alla militarizzazione del territorio, epurando chi ha speso anni di energie per il programma, eliminando la base dai processi decisionali e favorendo candidature  e ricandidature facili e pieghevoli ai dictact, non saremmo nelle condizioni di fare queste figure indegne e meschine. E anche Oristano avrebbe avuto la sua giusta visibilità e riconoscimento e possibilità di essere rappresentata in Parlamento. Da tutto ciò mi dissocio. Per dignità. Per aderenza a tutto ciò per cui finora mi sono spesa. Beppe Grillo disse che gli attivisti erano sovrani dei loro territori. Che i cittadini lo erano. E io continuo a credere che questo sia il messaggio di rottura. Ma evidentemente qualcuno con mire poltroniste ha cambiato idea e non è stato capace di reggere il cambiamento, portarlo avanti e farci rappresentare da qualcuno che sia capace di parlare in pubblico senza essere teleguidato”.

Le eventuali sanzioni disciplinari, per quelle dichiarazioni, decisamente poco consone e  inopportune a questo punto della campagna elettorale, le decideranno in altra sede, ma chi riveste il ruolo di rappresentante deve contribuire a costruire e non a dividere le parti.

Ad Oristano la gente auspica realmente il cambiamento e in situazioni come queste non conta chi è stato scelto, ma solo il voto al simbolo sul quale molto elettori hanno riposto la loro fiducia. Quando  i vertici del M5S scelsero di Maio e non per esempio Di Battista, forse più amato, non ci furono divisioni o defezioni perché l’obiettivo primario era quello di vincere con qualunque squadra, e non porgere la  mano al nemico che alla prima occasione ti spara da dietro un muretto a secco.
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