Urbanistica e ambiente

Termodinamico, il Gruppo di intervento giuridico annuncia battaglia.

28/11/2017

Termodinamico, il Gruppo di intervento giuridico annuncia battaglia. Il Gruppo di intervento giuridico ha annunciato un ricorso contro la decisione della giunta regionale che avrebbe dato parere positivo per la realizzazione di una centrale termodinamica nella borgata agricola di San Quirico (Or).

In una nota il presidente del gruppo ambientalista, Stefano Deliperi, ha denunciato come il progetto produrrebbe un pesante impatto sull'ambiente e sul contesto socio-economico di una zona a prevalente economia agricola.

“L'associazione ecologista – ricorda Deliperi - aveva inoltrato il 9 febbraio del 2015 uno specifico atto di intervento con "osservazioni" nel procedimento interessando il Servizio valutazioni ambientali (S.V.A.) della Regione, la Commissione europea, il ministero dell'Ambiente e il comune di Oristano. Ora valuterà la sussistenza dei margini sul piano giuridico per un eventuale ricorso in sede giurisdizionale contro un provvedimento che autorizzerebbe un vero e proprio scempio ambientale per fini speculativi”. Secondo il Grig, il progetto ha caratteristiche propriamente industriali, ha natura ibrida, comprendendo una centrale solare termodinamica (superficie 48 ettari, specchi solari parabolici con diametro mt. 7,5 e altezza mt. 1,7 dal suolo), una centrale a biomassa (potenza 4 Mw elettrici), opere connesse (linea ad alta tensione 150 kv lunga 7 chilometri), interessante complessivamente circa 55 ettari con potenza complessiva lorda 10,8 Mw elettrici. 
L'area individuata è parzialmente tutelata con vincolo paesaggistico, perché attraversata da alcuni corsi d'acqua. È classificata in "zona agricola E" dell’attuale piano urbanistico comunale.  

“Si ricorda, in proposito, che nelle zone agricole "E" degli strumenti urbanistici comunali – spiega Stefano Deliperi - possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole, o strettamente connesse, in particolar modo in Sardegna, relativamente alle direttive agricole. La zona ha vocazione strettamente agricola e l'impianto complesso in progetto è di sicura natura industriale, come tale dovrebbe trovare collocazione in aree industriali con adeguate infrastrutture. La prevista centrale a biomassa prevede poi l'utilizzo giornaliero di ben 70-75 tonnellate di legnatico per sette mesi (210 giorni), cioè ben 14.700-15.750 tonnellate annue di biomassa legnosa all'anno: da dove arriveranno? Dai tagli boschivi nelle foreste demaniali sarde? I quantitativi idrici necessari al funzionamento dell'impianto complesso sono stimati in 117.000 metri cubi annui di acqua, sarebbero prelevati da due pozzi da realizzare nel sito, sottraendoli alle attività agricole esistenti nell'area interessata dal progetto. Inoltre, un evidente saldo negativo potenziale emerge dallo studio di impatto ambientale (Sia), dove vengono ipotizzati 90 posti di lavoro in fase di realizzazione e 20 posti di lavoro in fase di gestione, ma sarebbero a rischio 28 posti di lavoro già esistenti (13 Agriturismo e Fattoria didattica Archelao, 5 macellerie, 8 aziende agricole. Spiace che il Comune di Oristano abbia dato la disponibilità politica in cambio di 50 mila euro all'anno – conclude Stefan Deliperi - ancor più chiara la finalità sotto l'aspetto strettamente energetico: l'energia elettrica prodotta dall'impianto non servirebbe in alcun modo al fabbisogno regionale”.

(nella cartina la zona interessata dalla centrale)
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