Opinioni e interventi

Il monumento ad Eleonora D'Arborea in un ricerca. di Adriano Sitzia

10/10/2017

Il monumento ad Eleonora D’Arborea in un ricerca. di Adriano Sitzia Da qualche tempo a questa parte alcuni volenterosi oristanesi stanno recuperando concreto interesse – non interessi!!! – per la storia della loro città e per alcuni suoi un tempo illustri residenti, finiti poi in un qualche nascosto ripostiglio della memoria collettiva. E i risultati iniziano a vedersi.

Un importante esempio di questo sotterraneo lavoro è stato possibile apprezzarlo sabato scorso, quando nell’aula consiliare degli Scolopi Gigi Piredda, di professione assicuratore ma cultore della Oristano otto-novecentesca, ha presentato parte dei risultati di una sua ricerca, iniziata già alcuni anni or sono, sulla storia del monumento ad Eleonora e, più in generale, sull’Oristano “postunitaria”.

In questo appuntamento storico-culturale, voluto dall’Amministrazione comunale, dopo i saluti del Sindaco Lutzu e dell’assessore alla cultura Sanna, e una breve presentazione di Antonella Casula, direttrice dell’Archivio comunale, il cui contributo a questa ricerca è stato fondamentale, Piredda ha presentato, in oltre un’ora di relazione, i principali esiti di un certosino vaglio di documenti svolto in diversi archivi sardi e del “continente”, evidenziando nel contempo tutti gli interrogativi rimasti ancora senza sicure risposte, possibili solo dopo ulteriori indagini ed approfondimenti.

Per ciò che riguarda la statua, Piredda ha ripercorso tutto l’intricato iter burocratico-tecnico-realizzativo, iniziato nel 1860 sotto il giovane sindaco Francesco Enna-Floris e conclusosi il 22-24 maggio 1881 – sindaco in carica Giuseppe Corrias – con la inaugurazione ufficiale del monumento, per la quale furono indetti ben tre giorni di cerimonie e festeggiamenti.

Diverse sono state le tappe di avvicinamento all’agognato risultato. Il primo concreto passo – ha ricordato Piredda – fu l’istituzione ad hoc, nel 1863, di un “Comitato dei dieci” (nove consiglieri comunali più il De Castro, presidente, il Parpaglia segretario e Corrias tesoriere), e con esso la redazione ad opera dello stesso De Castro di un documento-guida sul monumento e sul suo significato di ricordo, simbolo e speranza per la città e per la Sardegna. Insomma un recupero del passato in chiave simbolica per guardare ad un luminoso futuro.

Importantissima fu poi la campagna di pubblicizzazione e di raccolta fondi in particolare attraverso ripetuti interventi sulla stampa dell’epoca, che portò già nel 1864 alla disponibilità di una somma ritenuta sufficiente per una statua tre volte più grande di una figura al naturale (almeno 10000 lire).
Determinanti però per la riuscita dell’impresa furono la nascita a Cagliari e poi anche in molti altri centri sardi e della stessa penisola di comitati ad hoc, spesso promossi e costituiti da donne, nonché la promozione attraverso diverse accademie (nel senso di “esibizioni”), a cui poi fece seguito anche l’istituzione di una vera e propria lotteria con 40000 biglietti messi in vendita a una lira ciascuno e ben 711 premi, tutti offerti da privati ed enti. Grazie a tutto questo lavoro promozionale furono raccolte almeno 33000 lire.
Nel 1870 finalmente venne costituito un comitato tecnico-artistico, o giurì, formato da cinque membri tra cui il canonico e illustre archeologo e storico Giovanni Spano, il noto pittore cagliaritano Antonio Caboni, l’ingegner Pietrasanta e l’architetto Giovanni Turco, per la redazione del bando concorsuale sulle caratteristiche del monumento e per la valutazione dei progetti. Il concorso venne poi vinto dalla proposta dello scultore toscano prof. Ulisse Cambi, che prevalse su altre otto ipotesi, quasi tutte peraltro giudicate non aderenti allo spirito della richiesta.

La statua venne ultimata nel 1874. Il lavoro di sbozzatura fu realizzato dallo studio del marmista carrarese Tommaso Lazzarini, mentre Cambi lavorò alla rifinitura ed ai particolari dell’opera. Per quanto riguarda invece il basamento, pagato stavolta interamente dal Comune (oltre 12000 lire), fu disegnato dall’architetto e scultore fiorentino prof. Mariano Falcini e realizzato dal laboratorio del marmista Oreste Sandrini.

Nel 1875 l’opera venne trasportata da Livorno a Cagliari, con una imbarcazione a vela messa gratuitamente a disposizione dalla famosa Compagnia Rubattino e poi da Cagliari ad Oristano in treno, con tanto di manifestazioni ufficiali di accoglienza presso la stazione ferroviaria di piazza Ungheria.
Tuttavia trascorsero ben sei anni tra la consegna del monumento e la sua collocazione definitiva. Anni attraversati da oggettive difficoltà economiche del Comune e della città, colpita da una gravissima carestia in seguito ad una serie di annate siccitose, e però anche da accanite dispute sulla scelta del sito dove posizionare l’opera.
Alla fine fu proprio il sindaco Corrias a prendere in mano la situazione, scegliendo piazza Eleonora, allora piazza della città, proprio di fronte alle finestre del suo palazzo, da poco ultimato.

Ma ciò su cui Piredda ha particolarmente insistito, sono state le vicende istituzionali ed umane e le peculiarità dei personaggi che hanno voluto e realizzato quest’opera, nonché il significato “politico” della stessa, che, come testimoniano inequivocabilmente le carte, smentendo tante dicerie e pseudo-interpretazioni, non è la rappresentazione di altro soggetto (l’Italia), bensì l’idealizzazione artistica di Eleonora vista come donna, regina, legislatrice e guerriera: un simbolo dunque. Un simbolo fra l’altro tutto laico, come laici, “liberali”, o, se vogliamo, “giobertiani”, furono i politici e gli amministratori che la vollero, in una Oristano dove la Chiesa conservatrice allora – come anche dopo! – e seppur proprio in quegli anni (1860 – 1871) senza arcivescovo, “contava” molto. Piredda ha così ricordato l’illustre figura del Canonico De Castro, di cui peraltro quest’anno ricorre il bicentenario della nascita, trascorso ovviamente e secondo la migliore tradizione della città candidatasi a capitale della cultura (!!!) nel silenzio più assordante!!! E ha ricordato i due grandi sindaci Enna-Floris e Corrias, che al De Castro furono molto vicini sia intellettualmente sia politicamente, portando avanti l’idea di una città ambiziosa e proiettata nel futuro, come risulta sia da tutta una serie di importanti realizzazioni e progetti proprio di quel periodo, sia anche dalle proposte di espansione urbana verso il mare da parte di un’altra illustre figura, anch’essa quasi dimenticata, che visse e lavorò in città proprio in quei decenni: l’urbanista e garibaldino cremonese Pietro Cadolini,

Piredda ha poi dedicato la parte conclusiva della sua relazione agli interrogativi ancora senza risposta relativi al monumento. Ne sottolineo tre: l’orientamento della statua; la particolare posizione del braccio destro di Eleonora con l’indice orientato verso l’alto; gli stemmi inseriti nel basamento del monumento.
Non si può dunque non auspicare una prosecuzione di questi studi e, magari, un’adeguata pubblicazione degli stessi, proprio nell’ottica della riscoperta della città innanzitutto da parte di chi la abita ma dovrebbe anche “viverla”.

Adriano Sitzia
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